Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post

foto presa da QUI



Una mattina come tante, mi sono svegliata con una dolce sensazione…

Non so cosa mi abbia buttato già dal letto, ma al contrario di altre volte non vedevo l’ora di aprire le persiane e godermi il fresco del mattino…

Sulla ringhiera del balcone un uccellino cantava e arruffava le penne e sembrava volesse dirmi qualcosa... Ma al giorno d’oggi, come purtroppo molti secoli fa, dire che si crede ancora alla Magia, può essere controproducente così diciamo che... ero interessata ma scettica allo stesso tempo....

Però più l’osservavo e più avevo l’impressione che quel canto fosse per me

Mi sono vestita e preparata come ogni mattino e mi apprestavo a far colazione in cucina, ma l’uccellino s’è ripresentato sul davanzale della finestra e mi pareva più insistente che mai…

Era un canto dolce e bellissimo, come potevo ignorarlo?!
Così mi sono affacciata in giardino, sbadigliando, con la tazza del latte in una mano e un biscotto mezzo inzuppato nell’altra…

L’uccellino ha preso a zampettare sull’erba, a pochi passi da me e gli ho sbriciolato l’ultimo pezzo di biscotto donandoglielo.

Ma lui non si occupò delle briciole e continuava muovere il capino inclinato all'insù, puntando gli occhietti dritti su di me, proprio da sotto in su come dire “ma allora non capisci proprio eh?! È con te che ce l’ho! Con chi altri se nò?!”

Ho posato a terra la tazza (tanto ci avrebbero pensato i gatti a lapparsi il latte) e ho preso a seguirlo, così com’ero, in pigiama e ciabatte…

L’uccellino volava di ramo in ramo, di tetto in tetto e m’ha fatto attraversare tutta la piazza del paese fino alla fine della strada, per poi deviare verso l’interno della campagna.

Non nascondo che mi sentivo tanto stupida, ma più avanzavo e più sentivo in me una sorta di trasformazione… come se ad ogni passo lasciassi indietro la “vecchia-me” per ritrovare la “piccola-me” e cominciai a saltellare anch’io, dondolando le braccia avanti e indietro, come si faceva di piccole.

Alla fine ho avvertito una sensazione di freddo intenso ai piedi e guardando in basso mi sono resa conto che ero a piedi nudi e che al posto del pigiama indossavo una camicina da notte bianca a fiorellini blu piccolissimi, con le maniche corte, a sbuffo… e le mie mani… erano piccolissime
 
Distolgo lo sguardo dalle mie mani ormai come quelle di una bambina di 6 anni e seguo felice il volo di quell’uccellino tanto curioso.

Si tuffa in picchiata nel folto di un boschetto di bassi cespugli e, arrivata lì davanti, mi faccio spazio tra i rami dei cespugli e sbircio oltre… ed è tutto buio… ma sento il frullare delle ali dell’uccellino, deglutisco, mi faccio coraggio pensando che sì, ho ormai il corpo di una bimbetta, ma la testa ancora ragiona da adulta… e passo oltre il varco buio.

Cammino per un po’, il viso e il corpo appena sfiorato dalle foglie dei cespugli, come la carezza lieve di una mamma e quando ormai intravvedo l’uscita, l’uccellino vola a posarsi sulla mia spalla, durante l’ultimo tratto becchettandomi piano la guancia e l’orecchio facendomi ridacchiare piano, che se rido più forte ho paura di spezzare quel che sembra proprio un’incantesimo….

Sbuco finalmente fuori dal boschetto, lo stesso tipo di piante che stavano “di là” che non saprei come altro chiamare perché “altro mondo” non direi… la luce del giorno è la stessa… l’odore di terra e fiori è lo stesso… ma dove sono?

Poso i piedi su di un prato verde sofficissimo, trapuntato di margherite, violette e piccoli Occhi della Madonna e, alzando lo sguardo, vedo davanti a me un giardino immenso, pieno di alberi bellissimi e rigogliosi, nel pieno della loro fioritura: albicocchi, meli, peschi… una meraviglia!!!

Farfalle multicolori volano di fiore in fiore, api ronzanti sono intente nel raccolto del prezioso polline e rondini sfrecciano rasenti il prato.

Al centro di quel giardino un albero, maestoso, con i rami carichi di foglie di un bellissimo verde intenso e sotto di esso, all’ombra, una panchina di ferro e legno sembra invitare al riposo e alla contemplazione… ma proprio quando sto per avviarmi verso quella fresca ombra per godermi un po’ di relax, nella mia testa succede qualcosa… scatta la frenesia della corsa e del gioco dei bambini!

E mi ritrovo a rincorrere le farfalle, a scrutare da vicino le api col capino nascosto in fondo ai fiori, e nel mio gioco scopro proprio dietro l’albero, un piccolo, curatissimo stagno, dove nuotano bellissimi pesciolini rossi e lì accanto un sacchettino di carta pieno di bricioline di pane e mi siedo sulla riva, con i piedi in ammollo nell’acqua fresca e i pesciolini che con le loro bocche a ventosa mi fanno il solletico alle dita dei piedi scambiandole per bricioline…

E’ tutto così bello che scordo completamente come sono arrivata fin lì, come avessi sempre fatto parte del paesaggio…

Poi lo stomaco comincia a brontolare e capisco che ho fame, ma non sembra esserci nulla intorno con cui saziarmi se non le corolle dei fiori… ma proprio quando comincio a disperare avverto una presenza alle mie spalle; girandomi mi ritrovo faccia a faccia con un grosso cane nero, dal pelo lungo e folto che tiene in bocca il manico di quello che sembra proprio un cestino da pic-nic!

Guardo il cane timorosa ma, nello stesso tempo, con una gioia grandissima nel cuore perché capisco che quel cestino è tutto per me e allungo piano la manina per accarezzargli l’umido naso nero.

Il cane sembra ammiccare con gli occhi e posa il tutto delicatamente per terra.

Sollevo il coperchio di vimini e dentro trovo tutto, ma proprio tutto il necessario per un pic-nic sull’erba con i fiocchi, come solo in certi film si può vedere…

Una tovaglietta quadrata a scacchetti bianchi e rossi, un piccolo tovagliolo rosso legato con un nastro di raso bianco, un piattino di ceramica anch’esso bianco e un bicchiere di cristallo delicato e trasparente come una bolla di sapone… e sotto tutto questo, un fagottino anch’esso a quadretti bianco e rosso legato con uno spago sottile e una bella margherita gialla e sotto ancora… una busta sigillata…

La fame è troppo grande perché una bimba di 6 anni si interessi prima ad una busta… così apro la tovaglietta sul prato, metto piattino, tovagliolo e bicchiere e apro il fagotto, mentre il cagnone si sdraia vicino a me con il grande muso sulle zampe, vigile e attento ma rilassato.

Nel fagottino trovo due muffin salati, un piccolo panino al latte morbidissimo farcito con un formaggio alle erbe che è una meraviglia, poi una brioches al cioccolato e una grande, splendida, meravigliosa meringa candida come la neve!!!!

Strabuzzo gli occhi davanti a quel pasto degno di una Regina e mi ci butto a capofitto assaggiando un morso qui un morso lì, con una golosità assoluta… poi la fame si placa finalmente e finisco di mangiare con calma recuperando un po’ di dignità… alla fine verso nel bicchiere un succo di frutta denso e rosso e scopro con gioia essere di lamponi!

Finalmente  mi sdraio a pancia all’aria osservando le nuvole che passano lente nel cielo, sempre con la compagnia di quel cagnone bellissimo e complice il lauto pasto e un venticello leggero ma non freddo, sento avvicinarsi una grandissima sonnolenza e mi lascio abbracciare da essa chiudendo gli occhi con un gran sospiro di soddisfazione.

Dopo quel che sembra un’eternità, comincio a risvegliarmi pian piano ma non sento più sotto di me il fresco dell’erba e il profumo dei fiori… apro gli occhi e scopro di essere sdraiata nel mio letto, con la finestra aperta e dalle persiane intravedo una luce tenue e capisco che è  l’alba… mi stiracchio nel letto, mi scopro gettando le coperte da una parte e poso i piedi sul pavimento freddo correndo scalza in bagno, con una gran voglia di essere ancora dentro quello che m’è sembrato un bellissimo sogno…

Mentre mi lavo il viso, vedo cadere nel lavandino dei fili d’erba… allora mi guardo i piedi e anche tra le dita conservo ancora qualche filo verde….

Ma cosa diavolo sta succedendo? Ho sognato e vagato sonnambula nel giardino davanti casa??

Cercando di schiarirmi le idee gettando ancora acqua fredda in faccia, mi butto alla fine anche sotto la doccia, visto che a mia insaputa, il mio corpo sembra essersi fatto un giro nottetempo là fuori, col rischio di essere vista dai vicini e diventarne lo zimbello a vita!

Quindi mi preparo ad affrontare la normale routine quotidiana che m’aspetta dopo una bella colazione… ma stranamente non ho alcun appetito, così trangugio un sorso di tè bollente e mi avvio al lavoro.

Trascorro una giornata tutto sommato normale e tranquilla, chiacchiero con le colleghe del più e del meno ma non mi va di raccontare il bellissimo sogno appena fatto, per paura di sminuirne la magia e il ricordo che porto dentro di me…

Fattasi sera rientro a casa e trovo il mio Compagno seduto sul divano del salotto, ma mi dà le spalle e da quel che fa e dice sembra stia divertendosi un mondo! Tanto che nemmeno s’accorge del mio rientro!

Offesa e perplessa faccio il giro del divano e lui, accorgendosi di me, prende in braccio un cucciolo di cane nero, pelosissimo e dal naso umido e me lo mette in braccio dicendomi “Guarda Amore chi m’ha seguito fino a casa oggi! Non ci crederai, ma ho fatto di tutto per allontanarlo… abbiamo già due gatti e sarà un problema enorme quando dovremo andare via, a chi lo lasceremo? Come faremo?” ma io ho già il cuore impazzito e le lacrime agli occhi!

Lo prendo in braccio e lo stringo forte a me, lo amo già alla follia e con la sua linguetta rosa mi lava tutta la faccia! E’ come se fosse sempre stato destinato a noi… come posso spiegare altrimenti tanta emozione?

Accarezzandolo e arruffandogli il pelo sul collo, sento tra le dita la sagoma famigliare di un collare… Oh no! Non è un trovatello, ha già casa e si è solo perso poverino…

Sul collare però non c’è medaglietta con nome o numero di telefono per rintracciare il padrone, allora, col cuore infranto, chiamo la mia veterinaria per un appuntamento per vedere se indossa un microcip e rintracciare la sua famiglia…

Tutta la sera fino a che andiamo a dormire, il cucciolo rimane appiccicato a noi, come fosse la nostra ombra e i nostri due gatti, a parte una gran soffiata e rizzar di peli appena l’hanno visto, poi si sono calmati e sono voluti scendere di sotto, nel garage, certi di star più tranquilli e lontani dalle corse di quel vulcano d’un cucciolo!

Poco prima di andare a dormire prendo la spazzola dei gatti e comincio a pettinarlo e lui si lascia fare tutto.

Per sistemarlo al meglio decido di sfilargli momentaneamente il collare, ma mentre lo slaccio, da un’asola nascosta rotola fuori un foglio di carta!

Lo prendo, lo srotolo e… più leggo e più mi si spalancano gli occhi e la bocca per la meraviglia e l’incredulità…

Era una lettera… e diceva così:

“Mia Carissima Nipotina,
sei una donna adulta ormai lo so, ma lasciati chiamare ancora così, Nipotina mia, ora che ho la possibilità di farti avere queste poche righe, l’unica possibilità concessami, ma non chiedermi come…

Sono molti anni ormai che non cammino più su questa terra, ma da dove sto riesco sempre a starti vicina e so che avverti la mia presenza e quella del Nonno e dello Zio, so le risate, miste a timore reverenziale, che vi fate tu e la mamma quando vi raccontate di “strani” avvenimenti… di coincidenze, di cose che si avverano se pregate che noi si possa intercedere… Credetemi, questo mi fa sentire più viva che mai, anche se può sembrare un controsenso visto da dove ti arriva il mio messaggio.

Non temere, questo cagnolino è tutto Vostro!

Un Angelo m’ha assicurato che vi starà vicino per molti, anzi per tantissimi anni a venire…

E’ il mio ultimo regalo terreno e il sogno che hai fatto, credimi, non era un sogno… E’ ciò che ti aspetta quando verrà anche il tuo momento di lasciare il mondo terreno… Ognuno di noi, quando varca la Porta, va a vivere nel Paradiso che gli spetta e ti è stato concesso di vederne una piccolissima parte…

Non temere, non sarai sola nel Tuo Paradiso, ritroverai vecchie e nuove amicizie, staremo di nuovo tutti insieme e… Ma non posso svelarti altro! Il Segreto di sarà svelato quando finalmente potrai leggere la lettera nel cestino del pic-nic!

Sappi solo che l’unica, indispensabile, assoluta condizione che ti viene richiesta per trovare quel mondo oltre la Porta è che tu, mia cara Nipotina, viva la Tua Vita pienamente!

Vivi Felice, affronta la Vita con coraggio, onestà e sii forte se ti verranno messe davanti delle avversità… ti faranno più forte e potremo, un giorno, il più lontano possibile, ma inevitabile, mia Cara, stare ancora insieme!

Con Amore Infinito

La Tua Nonna

Ho letto e riletto centinaia di volte quella lettera… L’ho ripiegata con cura e messa in mezzo ad un libro che mi aveva prestato mamma e che avrei dovuto restituirle a breve avendolo appena finito…

Le avrei prima raccontato del sogno, poi del cucciolo e infine le avrei fatto leggere la lettera…

So che lei capirà subito che è un piccolo miracolo quello che è successo questa notte e mi dirà “Lo vedi? Tua Nonna, la Mia Mamma, è davvero vicina a noi, quale altra conferma cerchiamo?”

La notte è trascorsa tranquilla, il cucciolo ha dormito in mezzo a me e al mio Compagno e questa mattina ho richiamato la veterinaria spiegandole che il cucciolo era un regalo di un’amica ma che non l’avevo capito e così ho disdetto l’appuntamento.

Il mio Compagno è andato tranquillo al lavoro dicendomi che troveremo un nome adatto al nostro cucciolo, lasciandomi assolutamente basita, rendendomi conto che l’aveva già accettato (Nonna Cara, hai fatto un altro miracolo??) ho telefonato in ufficio dicendo della novità a quattro zampe e che per quel giorno non sarei andata al lavoro, quindi ho preso in braccio il cucciolo, l’ho sollevato in alto per guardarlo ben bene negli occhi e lui, non ci crederete, ma…. m’ha fatto l’occhiolino!


NOTE: questa storia è l'evoluzione di una parte di un sogno che ho fatto diverse notti fa e... no, purtroppo non abbiamo preso un cagnolino... :)



È giorno pieno, un bel Sole con poche, dense nubi sopra l’Antro, ma non c’è pericolo di temporali… varco la porta con un po’ di fiatone dovuto all’ultimo tratto di salita di questo sentiero di pietrisco a gradoni larghi e bassi, fiancheggiato da bassi cuscini di piante grasse adorne di piccolissimi e stupendi fiori.

Sono un po’ accaldata, il sole picchia forte nonostante una leggera brezza, e non vedo l’ora di varcare la soglia; alzando il paletto della porta già pregusto la frescura che troverò all’interno, e infatti è proprio questo che mi accoglie, una bella penombra e il famigliare tavolo al centro della stanza.

Ancora una volta noto lo stato di semiabbandono in cui giace l’Antro… per alleggerire un po’ questo peso che porto sul cuore, prendo dalla borsa il necessario per fare un po’ di pulizie.

Apro la piccola finestra sul lavatoio, sul fianco in ombra del monte, quello che affaccia sulla vallata ed il villaggio di contadini sottostante e subito una bellissima aria fresca invade tutto il locale, si insinua sotto i mobili, si alza al soffitto, danzando con le ragnatele al suono di una musica a loro solo note.

Tolgo la tendina dalla finestra e i teli che proteggono le brande ancora spoglie, come pure la tovaglia messa l’inverno precedente sul tavolo per preservarlo dalla polvere, butto tutto in una sacca enorme che mi sono portata appositamente e verranno poi lavati in quella pozza d’acqua limpida nel torrente a fondo valle; userò i saponi vegetali che stanno nella piccola dispensa, non faranno male al torrente e poi ne basta così poco, in fondo si tratta solo di lavare via la polvere di questi pochi mesi….

In un paio d’ore è tutto lindo e pulito, esco a fare un breve giro intorno all’Antro, raccolgo un bel mazzo di steli di lavanda ancora in boccio e li sistemo in un vaso di terracotta, senza acqua, accanto al lavandino di pietra, prenderanno luce dalla finestrella e tra qualche tempo seccheranno mantenendo il loro bel colore e continueranno per un bel po’ di tempo a cedere il loro meraviglioso aroma all’Antro…

Aspiro profondamente il loro profumo, ho bisogno di rilassare i miei nervi, sono tesa come una corda di violino… Torno fuori, raccolgo qualche altro fiore di lavanda, accendo un piccolo fuoco nel camino e metto a bollire un po’ d’acqua. Appena bolle vi butto i fiori e lascio in infusione qualche tempo. Filtro con una garza pulita, celata in un cassetto sotto il piano del tavolo, dolcifico con un cucchiaino di miele delle api che ronzano intorno all’Antro e per le quali ogni giorno sale uno dei nostri amati contadini a controllarne le arnie, da cui si produce questo miele così speciale, aromatico, buono, magico….

Prendo la tazza e vado a sedermi fuori, sull’uscio di casa.

Il sole ora non mi dà più noia, anzi, gli offro tutto il mio essere, gli regalo il viso, le guance, la fronte, chiudo gli occhi e ascolto i rumori dell’Estate intorno a me… le cicale fanno un rumore impressionante, ma riesco a cogliere anche il canto dei merli e poi un’ombra per un fuggevole attimo mi copre il sole; riapro gli occhi e quell’ombra è il passaggio di un rapace lassù in alto, che nel suo girare in tondo, in cerca di una preda per sé e i suoi piccoli passa davanti al sole…

Sorseggio con calma la tisana, la sento scendere calda e dolce al punto giusto giù giù fino a scaldare stomaco e cuore…

Non voglio pensare, non voglio pensare…

Sono venuta quassù a cercare rifugio…

Lo trovo sempre, quassù, che sia sola o che trovi inaspettatamente la compagnia di una delle mie amate Colleghe Streghe…

A volte anche il Drago ci fa l’onore di passare da queste parti.

I contadini giù al villaggio non ne hanno più paura ormai, nonostante l’aspetto davvero terrificante che ha.

Le rare volte che decide di posarsi sulla rupe soprastante l’Antro, i bambini si affannano a correre su per il sentiero con la speranza di giungere in tempo per toccarne i lunghi artigli, ma lui si diverte troppo a vederli arrivare affannati e ridenti per poi allargare le possenti ali e prendere il volo proprio all’ultimo minuto, quando il primo bambino è ad un soffio dall’artiglio.

Ma non è cattivo con le anime innocenti e con gesto birichino si gratta dietro l’orecchio, facendo cadere una bella scaglia colorata, che quel bambino raccoglie con reverenziale timore, portandoselo poi a casa quale trofeo della lunga corsa compiuta.

Il Drago ha però anche la grazia e la grandezza di saper insegnar loro il significato del rispetto e della partecipazione verso i più sfortunati, come nell’ultima corsa avvenuta l’autunno scorso, quando uno dei più grandicelli schernì per tutta la salita il figlio del boscaiolo che, feritosi gravemente ad una gamba aiutando il padre nel taglio di un grosso ramo, arrancava faticosamente lungo il sentiero… Giunse per ultimo, con grande distacco dagli altri bambini e quello che lo prendeva in giro, giunto per primo, stava apprestandosi a raccogliere la scaglia del Drago, ma bastò uno sguardo di questi e uno sbuffo di vapore bollente dal naso per far tornare sui propri passi il ragazzetto, che raccolse tremante la scaglia immeritatamente vinta, per porgerla poi con un sorriso di scusa al figlio del boscaiolo, il quale la prese con mani tremanti temendo chissà quale altro dispetto suo compagno di giochi, ma ricevette in cambio un abbraccio e venne portato in trionfo fin giù al villaggio, circondato da tutti gli altri amici e da un amico ancor più grande di prima!

Per scaramanzia comunque, il villaggio lascia di tanto in tanto un’offerta a questo Drago dal cuore d’oro, che sia una mucca intera o qualche pecora o capra… Costa loro molto sacrificare questi capi di bestiame, significa privarsene per i duri mesi dell’inverno e il Drago lo sa e apprezza questo gesto di estremo rispetto nei suoi confronti.

Penso a queste occasioni di festa e alle volte in cui tutte quante ci troviamo intorno al nostro tavolo a chiacchierare, a raccontarci dei viaggi compiuti nelle notti di luna piena a cavallo delle nostre scope, al legame che ci unisce tutte quante, che ci unisce alla Terra tutta, ai momenti di pausa e riflessione collettiva per sentirne il cuore battere in profondità, al suo sangue di fuoco scorrere sotto la roccia, agli oceani respirare al ritmo della Luna e tutto passa…

L’affanno non c’è più, il cuore è più leggero, sono pronta a tornare nel mio mondo…

- Pronto?
- Quanto manca?!!!
- Oddio… un “salve” non ci sta?
- Per i convenevoli se vuoi possiamo trovarci a pranzo al ristorante… adesso mi preme sapere a che punto sei…
- Non manca molto…
- Quanto?
- Non molto…
- Non mi sai fare una previsione?!
- Ecco… è che…
- Entro sabato mattina devi mandarmi la bozza definitiva per l’ultimo controllo, lo sai…
- Sì lo so…
- E allora? Che ti succede?!
- Niente…
- Non dirmi che ti sei bloccata…
- Eh… …
- O mamma...  No eh?!! Non mi fare di questi scherzi…
- Se continui mi metto a piangere…
- No! No! Che poi mi tiri fuori un finale tragico!!!
- Ecco!
- Va bene dai, ti lascio pensare tranquilla. Quando posso richiamarti?
- Ti chiamo io!
- Va bene ma sabato…
- Lo so Santa Pupattola!!!
- Va bene, allora ciao
- Ciao

Appena chiuso il telefono ho tirato un sospirone di sollievo enorme.
Non potevo crederci, mancava ancora una settimana alla scadenza e quella già mi stava col fiato sul collo… Ma chi me l’ha fatto fare di buttarmi in quest’avventura?! Non sono una scrittrice, non posso nemmeno definirmi “in erba” che non ho alcuna nozione “tecnica” di come si scrive un racconto se non addirittura un romanzo…

Mi siedo davanti al portatile e butto giù quello che viene, mescolando reale e fantasia senza alcuna pretesa di piacere, lo faccio per sfogo personale e se poi qualche volta ci metto cose realmente successemi non è un problema… Sono cose talmente assurde, che chiunque le prende per favola e continuo a vivere in pace.

Se scoprissero che conduco una vita parallela tra un anonimo impiego in un ufficio contabile e un mondo fantastico che continuo ad illudermi alberghi solo nella mia testa… mi rinchiuderebbero subito in un manicomio… che poi tanto non esistono più… tutto il mondo reale è un Manicomio con la “M” maiuscola e quindi, molto meglio il mio rifugio personale….

Non so per quanto tempo ancora riuscirò ad essere così brava da lasciare credere a tutti quelli che mi “conoscono” che sono una persona “normale”, con un lavoro “normale”, una casa “normale” ecc. ecc. ecc. ……

Ci sono giorni in cui la mia vera natura minaccia di saltar fuori e ho il terrore che possano vedermi per quella che realmente sono…

Mi succede sempre più spesso, quando accade qualcosa che mi sconvolge o anche solo che mi irrita, di sentire tra stomaco e cuore tutto un fremito e mi viene la pelle d’oca… Prima o poi esploderò e sarò davvero quella che sono… Prego Merlino che non accada mai… Mi toccherà scappare, sarò bandita da questa e da quell’altra Realtà, e vivere come un’eremita… e con che coraggio poi riuscirei più a guardare in faccia mia madre e mio padre?!

Sono intere generazioni che il Segreto è gelosamente custodito, mai una sola parola è sfuggita, nemmeno se si era un po’ alticci… frutto di anni e anni di duro allenamento, frutto di altrettanti anni e anni di dure e pesanti persecuzioni…

E mio marito… povero angelo mio… è all’oscuro di tutto anche lui e non credo sarebbe in grado di reggere la Verità… No, non potrò dirglielo MAI, anche a costo di veder morire la nostra Storia pur di proteggerlo…

Ma via, non è questo il momento di essere negativi, che se ci penso troppo attiro la Sfortuna e poi mi tocca fare tutta la procedura di “pulizia”, che dura giorni e non ne ho proprio voglia…

Torno al portatile e riprendo il capitolo sospeso, raccontando di quella volta che un Troll ubriaco entrò ballando sulle punte nella Taverna del Villaggio.. strapperò due risate ai lettori, facendo loro conoscere un altro angolino della mia Vita Vera senza correre pericolo alcuno, nè per me, nè per i lettori…

immagine presa da QUI 
(sullo sfondo il Castello di Ferrara! ^^)


Qualche giorno fa è passato a trovarmi nell'Antro, mentre rassettavo un pò qui un pò lì, il mio nipotino di 5 anni e mezzo.
Non so come mi è uscita fuori la frase "ma sei come l'Orlando Furioso?!" (perchè si era un attimino scatenato)... ovvio che non sarei sfuggita alla domanda "zia, chi è l'Orlando Furioso?"... eh... me la sono cercata lo so!

Premetto che non ricordo assolutamente niente di questa storia, se non che è stata scritta dall'Ariosto (che non è quello degli aromi per carne...)!

Così ho improvvisato...

L'Orlando Furioso era un valoroso Cavaliere - che si chiamava per l'appunto Orlando - che combatteva tutte le ingiustizie del Mondo ma un brutto giorno cadde in disgrazia ("Zia cos'è una disgrazia?") perchè durante i giochi olimpici organizzati per onorare il suo Re, con la sua possente spada infilzò per sbaglio il cane preferito della Regina (un orribile bestione grosso, dal pelo ispido, nero, col mento prominente e i dentoni di sotto sporgenti fino a toccare il naso... tanto che il nostro Orlando lo scambiò per un cinghiale... ("ecco Amore mio, questa è una disgrazia..." ma ho lasciato a lui scegliere se la disgrazia fosse l'aver ammazzato tale bestia o se lo fossero i discutibili i gusti della Regina...)

Così venne cacciato dal Re, privato del suo bene principale (il cavallo che tanto amava) e condannato all'esilio fino a che non avesse portato in dono alla Regina una zanna di Drago!

E quindi il nostro Orlando partì tutto triste e ricco solo della sua armatura d'acciaio inossidabile tirato a lucido a sputi, olio di gomito e grasso di troll. Bè quella il re non poteva di certo togliergliela essendo un'armatura appartenente alla nobile casata del Cavaliere da tempi immemorabili! Si vociferava addirittura che fosse stata forgiata col metallo preso da una stella caduta dal cielo!!

Dopo mesi e mesi di vagabondaggio, campando solo di ciò che la foresta aveva da offrire (parecchio a dire il vero visto che era piena estate) e chiedendo notizie ad ogni contadino, mercante o pellegrino incontrasse sulla sua strada, se erano a conoscenza di un Drago in zona, finalmente trovò nel folto più folto della foresta, una casupola all'apparenza abbandonata!

Avvicinandosi però pian piano vide che un filo di fumo usciva dal comignolo sul tetto e così, spada alla mano, si avvicinò furtivo all'unica finestra e sbirciò dentro...

Vide, intenta a rimestare in un grosso pentolone appeso ad un gancio sul fuoco del caminetto, la più bella donzella mai incontrata in vita sua!

Ovvio che se ne innamorò al primo sguardo!

Ma quella donzella, devi sapere, mio caro Nipotino, non era che una Fatucchiera vecchia di mille e mille anni, che già sapeva dell'arrivo di quel Cavaliere disgraziato, avendone udito l'avanzare sferragliante nella foresta almeno da due giorni!!! Così aveva avuto tutto il tempo di preparare un apposito incantesimo che la strasformò, appunto, in tale bellezza! Solo in questo modo infatti, ella sapeva, ne avrebbe attirato l'attenzione!

Appena il Cavaliere bussò alla porta, la Strega ne aprì appena uno spiraglio e chiese chi fosse quel bel Cavaliere e mostrandosi timida e facendosi arrossire le guance!

Fu così che il Cavaliere entrò inconsapevole nell'Antro di una delle Fatucchiere più malvagie di tutto il Regno del suo ex Re e di tutti quelli con esso confinante!

Vi trovò un ottimo pasto caldo, un comodo letto fresco e pulito e un sonno ristoratore, dopo notti e notti passate all'addiaccio ("zia, cos'è l'addiaccio?!" - mmmmm... mannaggiammè e il mio vocabolario medievale!!!)

La mattina successiva il Cavaliere si sentiva in debito con quella donzella (che cavaliere sarebbe sennò?!) e chiese cosa poteva fare per sdebitarsi di tanta generosità.

Quella vecchia Fatucchiera, che già sapeva di averlo in trappola, finse lì per lì di non voler nulla in cambio, ma all'insistenza del Cavaliere, ella ammise che, effettivamente, qualcosa c'era....

Così confessò al suo ospite che in cima alla Montagna Fatua si trovava la caverna del Drago più possente, pericoloso e antico del Mondo intero! Disse al Cavaliere che quel Drago aveva rapito, alcuni mesi prima, la sua sorellina più giovane e che per riaverla a casa con sè, avrebbe dovuto trovare un Cavaliere dal cuore puro, coraggioso e impavido ("zia, cos'è un impavido?" - aaaahhh aridaje!!!) che fosse disposto a scontrarsi col Drago, ucciderlo e rubargli l'anima e con quella, la nostra donzella, doveva recarsi da una potente Maga per far riapparire la sorella!

Quell'Anima in realtà le serviva per completare un potente incantesimo di magia nera!!!

Ovviamente al Cavaliere non parve vero di aver trovato proprio ciò che tanto a lungo aveva cercato!

Spiegò alla bella donzella che in cambio per sè avrebbe richiesto solo una zanna del Drago e quella rispose che per quanto gliene importava poteva tenersi anche tutta la pellaccia e farci calzari e bisacce! (Carina eh?!)

Così si fece spiegare bene la strada per la Montagna Fatua ma quando seppe quanta strada avrebbe dovuto percorrere si demoralizzò alquanto, dicendo che non possedeva un cavallo e che a piedi era davvero tanta, tantissima strada da fare...

Al che la Fatucchiera camuffata, sogghignando tra sè, gli disse che nel retro della casa, stava un asinello e che era l'unica cavalcatura potesse offrire ad un uomo così coraggioso, fingendosi grandemente imbarazzata, ma ridendo a crepapelle dentro di sè immaginando quell'accoppiata così stravagante andarsene in giro per le strade e ridendo ancor di più conoscendo benissimo quella bestia e sapeva che aveva un problemino non di poco conto... ma si guardò bene dal dirlo al Cavaliere....

Il viaggio fu lungo ma privo di qualsiasi pericolo o inconveniente e finalmente giunse ai piedi della Montagna Fatua.

Poichè al suo arrivo si era ormai fatto notte, decise di accamparsi al riparo di un piccolo boschetto, senza accendere alcun fuoco per non attirare l'attenzione del Drago e pregando il suo Dio che l'asino non si mettesse a ragliare nel bel mezzo della notte!

Effettivamente quell'asinello era davvero una brava bestiola e nonostante avvertisse il pericolo, non emise mai alcun suono!

Fattosi mattino presto, il Cavaliere si preparò lucidando la sua armatura e ingrassandone bene tutte le giunture per far meno rumore possibile. Rimpinzò bene l'asinello così che non si sarebbe fermato per brucare i cespugli e affilò attentamente la sua spada.

Quindi salì in groppa all'asinello e si avviò verso il sentiero, ma non appena ne imboccò la salita l'asinello si impuntò e non volle saperne di continuare! 

A nulla valsero tirare le redini, spingerlo da dietro, frustarlo, niente... Il Cavaliere si fece solo una gran sudata!

Così pensando che l'asinello era troppo impaurito e cominciando ad abituarsi all'idea di farsi tutta la salita a piedi, girò la bestia per riportarla al sicuro ma quella, appena ebbe il sentiero alle spalle, cominciò a trotterellare... in retromarcia!!!!

Fu così che il Cavaliere, sotto schock per quella rivelazione ma anche sul punto di scoppiare in una isterica risata, rimontò a cavallo... pardon... ad asino, e salirono per tutta quella strada ripida e infida... in retromarcia!

Ovviamente dovette affidarsi all'istinto dell'asinello in quanto era impossibile per lui girare la testa e vedere chicchessia alle sue spalle con tutto quel po-po d'armatura addosso... Ma poi l'asino si fermò e quando ne discese si avvide di essere giunto proprio all'imboccatura della caverna del Drago!!!!

Così entrò furtivamente in quella enorme tana, da cui fuoriscivano sbuffi regolari di vapore, dal che il Cavaliere pensò che il Drago fosse profondamente addormentato... e facendosi coraggio avanzò ancor più in profondità...

Ma l'armatura, per quanto fosse oliata e ben tenuta, alle sensibili orecchie di un Drago era come l'avanzare di un intero battaglione di sferraglianti cavalieri e così il bestione lasciò un momento ciò che era intento a fare e si avviò lentamente verso l'uscita per controllare chi stesse giungendo e a metà strada si trovò davanti alle narici fumanti un omuncolo che procedeva tutto impettito impugnando quello che al Drago sembrò... un ago!

Lì per lì i due si osservarono attentamente poi quell'umano smingherlino partì di corsa e... conficcò il suo "ago" dritto dritto dentro una delle narici del Drago!

Quel bestione enorme, devi sapere caro nipotino, era in realtà un Drago dall'Anima d'Oro, ovvero uno dei Draghi più buoni e mansueti di tutto il Creato, ma aveva un problema... Non aveva mai imparato a non temere le punture! Gli aghi lo facevano diventare matto, e quando era cucciolo e il veterinario del villaggio doveva fargli il vaccino, ogni anno era una lotta impossibile e quel povero dottore doveva sudare le sue sette camicie più quelle di altre sette sue generazioni, prima di riuscire a fargli l'iniezione!

Figurati quindi, per quella povera bestia, ritrovarsi un "ago" piantato nel naso!!!!

Cominciò a ruggire, a sbatacchiare il testone di quà e di là provocando il crollo di mezzo soffitto della caverna e sputando fiammate bestiali dalla bocca per il dolore e la paura! Bè... se fosse stato un Drago "normale" si sarebbe reso conto che il dolore in realtà era solo nella sua testa...

Il Cavaliere prese quello sfogo di terrore (e terrorizzante) come l'attacco alla sua propria persona e così, persa la spada nei meandri di quel nasone, si diede alla fuga, buttando alle ortiche tutti i suoi buoni propositi ("zia, e che cosa ha lasciato in mezzo alle ortiche? e perchè c'erano le ortiche?" .... ommamma....), salendo a dorso dell'asinello e spronandolo alla fuga colpendone i fianchi con gli speroni! Ma quello... niente... non si mosse di un millimetro!

Il Cavaliere, nel panico più totale perchè aveva l'impressione che il Drago stesse per piombargli addosso, si infuriò con l'asinello e quello lo disarcionò con un possente salto ammaccandogli tutta l'armatura!

Sollevatosi faticosamente da terra, con l'elmo di traverso e la cotta di maglia che gli solleticava le reni, ricordò in un lampo che la bestia avanzava solo in retromarcia... magari avrebbe fatto lo stesso anche per scendere dal quel luogo maledetto! bè, ormai si era completamente dimenticato di dover salvare una fanciulla, ma di aver solo cara la propria vita! Ed era ormai veramente... FURIOSO!!!!

Proprio mentre il Cavaliere tentava di far girare di spalle al sentiero l'asinello, dalla caverna arrivò di corsa un gruppetto di Streghe che si arrampicarono come poterono alle zampe del Drago e alla sua coda, tentando di ammansirlo per capire poi la ragione di tanto baccano!
Una di queste Streghe guardò fuori della caverna e vide la scena, alquanto ridicola e insolita, di un Cavaliere tutto ammaccato e di un Asinello che s'impuntava ai suoi comandi!!!

Lasciò un momento il Drago nella mani delle sue Sorelle di Magia e si avvicinò piano ai due.

Chiamò il Cavaliere con voce tranquilla ma decisa e quello, voltandosi e vedendo che al Drago erano giunte a dar manforte pure delle Streghe... SVENNE!!!


Nel mentre le altre Streghe erano riuscite a tranquillizzare il Drago e quello, lamentandosi forte, indicò con un artiglio il suo naso e una di esse vide la spada conficcata in profondità nella narice!!!
Le sue Sorelle l'aiutarono ad issarsi all'interno di essa e fu così che riuscirono a liberarlo da quel tormento!

 Ma camminare dentro un naso e solleticarne i peli - per quanto grossi come pali - può avere conseguenze assai spiacevoli... e fu così che la Strega temeraria si ritrovò catapultata in mezzo ai cespugli da un possente starnuto!!!!!! Ma almeno uno dei problemi era risolto...

Torniamo ora al Cavaliere, ancora svenuto....

Si radunarono tutte quante intorno, mentre l'asinello brucava tranquillo l'erba lì vicino... il Drago non gli metteva alcuna paura, perchè tra animali l'istinto prevale e lui avvertiva solo pura bontà in quegli occhi enormi.

Fecero bere al pover'uomo (chè ormai solo di questo si trattava) una tisana rinvigorente ma traquillizzante e quello si riprese subito, ma non tentò di scappare.

Lo accompagnarono all'interno della grotta, lo aiutarono a spogliarsi di tutto quel metallo e lo fecero entrare in una pozza d'acqua che stava proprio al centro della grotta... Quel Cavaliere non capiva più nulla... ma come?! 

Era giunto fin qui per uccidere un terribile Drago... per salvare una fanciulla, per tornare nelle grazie del suo (ex)Re... e invece... si ritrovava spogliato, in ammollo come foglie di tisana e in più... un Drago che si accoccolava sulla riva della pozza e vi soffiava piano dentro le sue fiamme.... AAAAhhhh che pacchia era la vita! E ora capiva anche il perchè di tutto quel vapore fuori della Grotta!!!

E così pure le Streghe confermarono che quella non era la tana del Drago dall'Anima d'Oro! La vera Tana era un Segreto tra i Segreti! Solo il Drago lo sapeva e mai a nessuno l'avrebbe svelato!

Si trovavano semplicemente nell'Antro delle Streghe, dove avevano di recente fatto scavare quella pozza con l'acqua riscaldata dal fiato del Drago, per salutari e corroboranti bagni termali!!!!

Il Cavaliere, ormai a suo totale agio, raccontò il percome e il perchè era giunto lì e le Streghe risero a crepapelle ma studiarono anche un piano per farsi beffe di quella Megera, una loro Vecchia conoscenza purtroppo, ma anche per aiutare il Cavaliere a tornare nel suo Regno con tutti gli onori del caso...

Fu così che fabbricarono un'Anima d'Oro da un pezzetto di piombo (una delle Streghe, profonda conoscitrice di pietre e cristalli, possedeva la Pietra Filosofale!!!) la avvolsero con cura intorno ad un pezzo della casacca del Cavaliere e, nel contempo, chiesero al Drago se PER CASO, non avesse una delle sue vecchie zanne da parte (perchè i Draghi, crescendo, cambiano le zanne e al loro posto ne ricrescono sempre di nuove e più forti)... Il Drago fu ben felice di donarne una al Cavaliere, col quale si era ormai riconciliato e non ricordava più per cosa si fossero "scontrati"!

Quindi, dopo una settimana di bagni termali, ampie libagioni e tranquille chiacchierate con quelle Vecchie e Forti Streghe, ripartì col suo asinello (al quale le Streghe corressero con un incantesimo - semplice a dir la verità - il "piccolo" difetto) verso la capanna della Fatucchiera.

Lì giunto consegnò "l'anima d'oro" come una reliquia e la Fatucchiera fece salti di gioia e così saltando perse la copertura da bella donzella e si rivelò per quella che era veramente! 

Ma non appena svolse il panno ed ebbe a contatto con la pelle quel falso pezzo d'oro, sgranò gli occhi meravigliata ma non ebbe nemmeno il tempo di pensare ad un controincantesimo, che già era polvere nell'aria!!! Sì perchè, caro Nipotino, devi sapere che se si riesce a smascherare una Fatucchiera facendo il suo stesso gioco (ovvero con l'inganno) e nell'esatto momento in cui è se stessa  nulla ha il potere di salvarla! 

Anzi sì... qualcosa ci sarebbe... ma non te lo dirò perchè anche la tua Zietta è un pò Strega Cattiva e sia mai che si lasci impietosire da una Fatucchiera....

Quanto alla zanna del Drago, il Cavaliere torno al Regno con tutti gli onori, riebbe dal suo Re il proprio amatissimo cavallo e con quello se ne andò per sempre, in cerca di nuove avventure e donzelle da salvare.

Fu così che da ORLANDO FURIOSO, divenne famoso come ORLANDO IL TEMERARIO.


Ho trovato questo delizioso racconto navigando nel web proprio oggi e ho deciso di condividerlo con tutti voi, maghi, streghe o semplici viandanti che popolate questa bellissima terra di nessuno ... auguro a tutti voi una buona lettura e un felicissimo Samhain!! Bacioni la vostra Susina ....

"Susan, a Samhain"
di
Antonio Bruno
"Il rosso e l’oro sembravano essersi impossessati della Terra, con le loro pacate o sferzanti pennellate mosse dal vento d’autunno… Gli alberi dei parchi cittadini e gli alti faggi che delimitavano i viali avevano ormai da qualche settimana iniziato nuovamente il loro annuale rito di speciale policromia stagionale inviando su tetti ed asfalti migliaia di loro "messaggere": passate cantanti di primavera, foglie che, solo qualche mese prima, erano rigogliose e verdi, nella danza armonica di fusione con il cielo, di anelito alla stella della vita che gli uomini chiamano Sole……
Chi dice che l’autunno è una stagione triste o malinconica non ha capito nulla della magia perennemente vitale delle stagioni, che sono il respiro della natura. L’autunno è come una musica barocca, ed i suoi florilegi di colori caldi - di foglie o ricci di ippocastano che preludono a più intime introspezioni domestiche che ben presto porteranno gli uomini a sentire il bene atavico della dimora protettrice, cadendo a terra, o facendosi trasportare nell’aria, lontano - mi ricordano le scale armoniche di Vivaldi, di Bach o di Telemann…
Susan Woodhouse era una bimba che queste cose le aveva sempre sentite, fin da quando aveva pochi anni: sembrava che, d’autunno, il suo giovane spirito si animasse di una strana euforia e provasse un grande piacere nel tuffarsi nei cumuli di foglie morte accatastate dagli spazzini o nel raccogliere ricci di ippocastano da terra, incurante delle punture che spesso martoriavano le sue manine. La sua cittadina era una tipica cittadina inglese, ordinata e borghese ma con la fortuna di essere immersa in una natura dolce e bellissima, in una terra che nasconde, forse, il mistero della vita intima, profonda, del nostro intero pianeta; credo che questo mistero fosse conosciuto ed onorato dai nostri progenitori, quando il tempo non era malato di apparenza e l’uomo non aveva ancora abbruttito sé stesso con la schiavitù del solo visibile. Dalle parti di Susan, la gente conservava ancora, sepolto in qualche angolo delle memorie ataviche ereditate da generazioni di uomini che, di quella terra, vivevano, una sorta di innata consapevolezza, un discreto quanto spesso inconsapevole colloquio di elezione con gli "spiriti delle lande", con le forze nascoste che ne vivificavano la linfa.
Susan sembrava essere venuta da quell’imprecisabile passato e, crescendo, quella sua strana predilezione per l’autunno, quella incontenibile euforia che la portava ad intrattenersi per ore nei parchi cittadini o nei boschi delle immediate vicinanze dell’agglomerato urbano, divenne sempre più una particolarità irrinunciabile della sua vita.
Quando, poi, il calendario scandiva il trascorrere dei giorni in prossimità del fatidico 31 ottobre, Susan avvertiva quasi una frenesia incontenibile. Mentre le sue amichette ed i compagni di scuola si accontentavano di girare le strade bussando di porta in porta per il tradizionale gioco del "TRICK-OR-TREATING", nel rituale ricatto che perpetravano al distratto mondo degli adulti e si mascheravano da streghe, folletti, spiriti e scheletri, Susan, che a volte era stata quasi trascinata dai compagni in quella parodia che trovava essenzialmente banale, faceva risuonare nella sua mente l’antica cantilena:


"A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for
A soul cake!"

(Abbi pietà per tutte le anime Cristiane/per una torta dell'anima)

A 11 anni, la bimba rispose al "richiamo" di Samhain… Non sapeva cosa fosse ma sentiva che quel nome era come una specie di chiave. L’aveva, forse, letto da qualche parte, in qualche libro di leggende che il papà gli aveva regalato nel fugace tempo dell’infanzia. Susan sembrava rapita, dai quei racconti.
"Sei proprio una piccola strega, come tua mamma!…" - si divertiva a dirle Dick Woodhouse stuzzicandola giocherellando coi i suoi riccioli ramati incapace di non pensare alla madre di Susan, che un giorno la foresta gli aveva portato via…
Quell’anno, la strana cantilena dello "Samhain" cominciò a risuonare ossessivamente quanto delicatamente nella testa della bambina tornando dal doposcuola, in quelle ore in cui il Sole sta per farsi accogliere dal grembo mistico della figlia Terra ed il vento fa danzare in muliebri mulinelli le foglie distese al suolo in fittizi tappeti.
"Samhain"…… Samhain!"….. udì quell’anno nella mente allo scostare con i piedi dei cumuli di foglie. Era la sera del 31 ottobre. La bambina portava in una mano la cartella e, con l’ altra, sorreggeva una zucca contenente un cero acceso che le avevano dato a scuola e che avrebbe dovuto portare così fino a casa pena l’arrabbiatura degli spiriti malvagi… E la voglia di tornare a casa, quella sera, era davvero poca… Poi, la bambina si fermò, i piedini sommersi da onde screziate di rosso ed oro…
Alzò lo sguardo alla sua destra, oltre i bassi filari di case e villette del suo tempo distratto, ed andò a perdersi nei boschi e nei declivi delle regioni a cavallo fra Wiltshire e Somerset… Restò così, assorta, per minuti indefinibili… poi le parve di vedere come delle lunghe mani protendersi da quegli alberi lontani e vicini al tempo stesso, mani che facevano un gesto armonico, sincronizzato ed inequivocabile: chiamavano Susan a sé…
Chi era, ormai, in quel momento, Susan?… Perché lasciò cadere a terra la cartella ed assunse quella strana luce di sogno nei suoi grandi occhi verdi?… Non lo sapremo mai.
"Samhain"… "Samhain!"… sentiva ripetutamente fuori e dentro di sé la bambina, come una cantilena che l’attirava irresistibilmente…
Attraversò cortiletti privati e scavalcò piccoli muri di sassi antichi, posti su quei crinali chissà quanti secoli prima da uomini che conoscevano, forse, il segreto di quella voce.
Attraversò campi di grano ormai giunti da tempo al termine del loro ciclo annuale e… si sentì vitalizzata, preda di un indescrivibile gioia, di un benessere tale da farla piangere…
"Ah, papà, papà!… Perché non sei qui con me, ora?…", pensò Susan per un attimo.
"Forse andiamo verso la casa di mamma… Io è… *so* che lei è là, Papà…."
Ma, poi, quello strano salmodiare, quelle braccia magre, avvolte da panni sfrangiati, scuri, lunghi, la chiamarono ancor più irresistibilmente verso la boscaglia, sulle "Hill" che forse non avevano mai avuto niente a che fare con il mondo degli uomini…
"Samhain"… "Samhain!"… E Susan alzò la zucca con il cero acceso al suo interno verso gli alti alberi che non le avrebbero fatto, ne era certa, alcun male…
"Samhain"… "Samhain!"… E il sole calò dietro le "Hill"…
Ogni anno, da allora, Dick Woodhouse, che non era mai riuscito a piangere per la scomparsa della sua unica figlia, si spinge fino ai limiti della cittadina in cui era nato e vissuto. Gli occhi sono sempre lucidi, velati da un pianto nobile e dolcissimo che nessuno poteva capire davvero. Ad un certo punto, l’uomo si ferma e guarda lontano, oltre le "Hill"… E’ allora che le sue labbra si piegano in un abbozzo di strano quanto sereno sorriso.
"Samhain"… "Samhain!"… canta la voce di Susan da qualche parte, laggiù… Un’eco più lontana, di voce femminile, ripete le parole di Susan:
"E’ Samhain, papà… Ti aspettiamo…"  



- Antonio Bruno - 

Racconto ispiratomi dal post della Strega Valverde dalla quale ho preso in prestito pure la foto del Quarzo Tramoggia ^______^


“Ah! Ecco! E questo è l’ultimo per oggi!!” disse lo Gnomo Raccoglitore piegandosi a cogliere un altro grosso pezzo di Quarzo Tramoggia.

Fatto ciò, si rimise in spalla la pesante gerla di rami intrecciati, godendo del grasso bottino di quella lunga giornata di lavoro, cominciata all’alba e trascorsa a camminare su e giù per il torrente, col naso sempre puntato sulle rocce lambite dall’acqua e senza far caso alla compagnia fornitagli dal canto degli uccelli e dal passaggio furtivo e veloce della Signora Volpe, a caccia di piccole prede per i suoi tre cucciolotti.

Per notare queste piccole gioie avrebbe dovuto aspettare l’arrivo di un altro Gnomo Raccoglitore, il che sarebbe avvenuto tra altri due cicli completi di Luna Nuova, ovvero il momento più propizio per i viaggi in quanto il cielo tutto scuro non avrebbe fatto risaltare troppo i loro lunghi cappelli a cono sulla schiena delle civette e dei gufi.
A volte, in casi assolutamente disperati, vuoi per l’arrivo imminente delle piogge che avrebbero gonfiato troppo il torrente, rendendo vana la ricerca dei Quarzi, vuoi per sostituzione di un Gnomo Raccoglitore infortunato (casi quanto mai rari fortunatamente, essendo una Razza assai robusta e agile nonostante le ridotte dimensioni), succedeva a volte, che si ricorresse all’aiuto dei Pipistrelli.

Ma volare a dorso di un Pipistrello richiede stomaco di ferro e animo assai intrepido!

Vero è che son voli sempre disponibili, non si fa mai la fila per trovare posto ed è l’ideale anche per i viaggiatori solitari in quanto a dorso di Pipistrello c’è posto per un solo viaggiatore alla volta per ovvie ragioni di sicurezza, ma anche di decoro personale... non è mai carino vomitare sugli abiti del vicino di viaggio no?!, mentre volare a  dorso di Civetta significa essere almeno in due passeggeri, mentre a dorso di Gufo ci sono intere comitive ed è per questo che è, infatti, l’ideale per i pendolari delle Miniere. L’unico inconveniente di volare a dorso di Gufo è che, sentendosi responsabile del bel viaggiare per i suoi passeggeri, per tutto il tempo del viaggio non fa altro che cantare le lodi del paesaggio che sta sorvolando! 
Fa notare un nuovo nido lì, un bel germoglio là, e via dicendo e ciò può risultare simpatico per chi fa quel tragitto una volta o due al massimo l'anno, ma per i Pendolari diventa un tormento vero e proprio, facendo sempre lo stesso identico viaggio ogni santo giorno!!!

Ah, ma c’è anche il Gufo Reale… solo che, lo dice anche il nome stesso… è destinato al Re degli Gnomi in persona e alla sua Regale Consorte… solo che questo Gufo è così snob, ma così snob nella sua Regalità… che spesso e volentieri il Re degli Gnomi stesso preferisce volare con un piccolo ma simpatico Gufo chiacchierone!

Mentre lo Gnomo Raccoglitore pensava a tutto ciò, cercando di riguadagnare il versante più alto del torrente, arrampicandosi e aiutandosi anche con le piccole mani, avvertì alle sue spalle, ma ben più a valle rispetto alla sua posizione, i caratteristici rumori di passi umani… Ormai conosceva benissimo l’Uomo e la Donna che periodicamente si recavano in quell’angolo di bosco a passeggiare e a cercare per loro personale diletto, piccoli pezzi di quarzo.

Non gli dava fastidio che ne rubassero qualche pezzetto, perché i frammenti che all’Uomo potevano sembrare piccoli, per loro Gnomi Raccoglitori erano grossi quanto tre Gnomi messi insieme, l’uno sulle spalle dell’altro, e quindi impossibili da buttare nella gerla. Per raccogliere quei pezzi occorreva l’aiuto di una intera Squadra di Gnomi Rompiquarzo e lui, semplice e solitario Gnomo Raccoglitore, poteva al massimo segnalare al suo Superiore che in quel torrente c’era lavoro ben più grande, ma pensava pure che la prima Squadra Rompiquarzo più vicina stava ad almeno quattro lune di cammino e non valeva la pena rovinarsi la giornata parlando con quell’antipatico e guastare la gioia del raccolto ai due innocui Umani!

All’inizio ne era rimasto terrorizzato perché aveva saputo da altri Gnomi Raccoglitori che periodicamente, in certe zone di quella Montagna, si presentavano gruppi di Umani, a tre o quattro alla volta, armati di picozze e scalpelli e che si divertivano a spaccare la Montagna e a spostare i sassi del Torrente alla ricerca Quarzo Tramoggia da esibire poi in luoghi chiamati Musei!

Già solo il nome – MUUUSEOOO – metteva la tremarella allo Gnomo… non ne aveva mai visto uno e nemmeno lo desiderava! Non capiva il senso, la logica della ricerca di quegli Umani, che arrivavano facendo un baccano tremendo, ogni passo un terremoto che scuoteva il terreno e faceva franare spesso le gallerie sotto le radici degli alberi, per sottrarre al terreno dei Quarzi per puro diletto!

A loro Gnomi i quarzi erano utili per la vita quotidiana! Venivano portati agli Gnomi Scalpellini che li ripulivano sommariamente dalle impurità più esterne e poi venivano passati agli Gnomi Intagliatori, abilissimi artigiani del quarzo, che ne ricavavano splendidi portalumi, e poi in ultimo, questi portalumi tanto fini e trasparenti da sembrare cristalli di ghiaccio, venivano passati agli Gnomi delle Fornaci Fatue, che sapevano inserire un piccolo globo di fuoco fatuo al loro interno senza mai romperne nessuna ed infine, erano vendute o alle singole abitazioni degli Gnomi che ne facevano richiesta o allo Gnomo Anziano, una sorta di sindaco, che decideva quante e dove ne occorrevano lungo le gallerie comuni.

Ma quei due Umani non sembravano rispondere affatto alla descrizione degli Umani sentite dai suoi Colleghi!

La Donna camminava attenta a non calpestare i fiori e a non spezzare le radici più tenere affioranti dal terreno. Certo, qualche volta inciampava e rischiava di rotolare nel torrente, ma non era colpa sua! In fondo un Gigante non si muove mai a proprio agio in un Laboratorio di Portalumi di Quarzo no?!

E l’Uomo la seguiva rilassato e tranquillo, nemmeno lui desideroso di arrecar danno a quell’angolo di Bosco, conscio del fatto che tanto più danneggi la Natura, tanto più essa diventa avara di Doni e di Emozioni.

Così lo Gnomo Raccoglitore si nascose dietro un grosso sasso, camuffò la gerla piena con foglie secche e rametti e si mise in attesa del loro arrivo, per vedere finalmente in viso oltre che ad indovinarne la mole di lontano, come aveva fatto fino a quel momento.

Nel giro di qualche istante (che a passo di Gnomo avrebbe richiesto almeno mezza giornata di cammino!) eccoli sbucare da dietro la curva del Torrente!

Osservò attentamente le loro movenze e le loro intenzioni e una volta di più rimase contento d’aver conosciuto quella coppia di Umani! Certo, non si sarebbe mai e poi mai azzardato a mostrarsi, sempre che questi avessero potuto vederlo, per quanto era piccolo rispetto a loro, ma alla fine, dopo averli lasciati proseguire, decise che non tutti gli Umani sono così pericolosi e distruttivi nei confronti della Natura! Quella sera stessa ne avrebbe parlato ai suoi Colleghi, di ritorno dagli altri Torrenti, così avrebbe messo in giro un’altra voce: “Gli Umani sanno anche essere rispettosi e innocui… basta solo non trovarsi nell’ombra del loro passo, che son troppo alti e camminano nel Bosco come piccoli di Gnomo nell’alveare delle Api! Sono talmente felici ed ebbri dell’esperienza boschiva che non potrebbero mai far caso ad uno Gnomo distratto!!! Quindi basta tenersi a debita distanza da loro ed osservarli”.


SIMONA, del blog "La palude dei colori" mi ha invitata a partecipare ad un giochino davvero intrigante, almeno per me... :)

Ho deciso però di farlo sul blog del nostro Antro perchè è qui che lascio i miei racconti un pò magici un pò strani... ^___^

Se volete potete partecipare anche voi, se vi dilettate di scrittura! Ohi! Non dovete mica essere scrittori professionisti! Allora io mi butterei giù dal dirupo e non avrei mai il coraggio di presentarmi con questo! :DDD

L'ho scritto di getto, appena letto l'incipit di Simona mi è venuta l'idea, una specie di folgorazione... bè, non ho i capelli dritti nè la punta delle dita ustionate... ma le vescichette sui polpastretti a forza di scrivere presa dal raptus creativo sì! :*DDD

Bene, per le regole andate a trovare SIMONA, c'è tempo fino al 10 marzo e c'è in palio... UN LIBRO!!! Potevo resistere?!!! ^_____^

e qui comincia il racconto, dal suo

INCIPIT 

Non ha mai scritto niente di straordinario, di veramente bello, ma amava scrivere. Scriveva semplicemente anche solo il suo nome su qualsiasi cosa le capitasse tra le mani: sullo scontrino di un bar, su un pacchetto di sigarette...
Più di ogni altra cosa però scriveva i suoi pensieri. Ogni tanto buttava giù qualche poesia, che poi copiava sui diari di scuola delle sue amiche (come fanno un pò tutte le adolescenti) e allora sì che è successo!

E così prosegue il mio... UNA POESIA RISVEGLIA I RICORDI...

Sì, proprio quella mattina lì, una mattina come tutte le altre, si alzò presto; era ancora buio pesto fuori e una bella gelata l'aspettava oltre l'uscio di casa, ma lei ormai ci era abituata a quelle levate impossibili, inconcepibili per una adolescente dei nostri giorni.



La madre già intenta al lavatoio dietro casa e il padre nella piccola stalla a mungere le due vacche e a governare gli agnellini comprati pochi giorni prima al mercato del villaggio.

Lei invece, la più grande di 6 figli, ma di appena 9 anni, già sapeva come riattizzare il fuoco dalla cenere della notte nel camino per scaldarsi una scodella di latte fresco e come tagliarsi una fetta di pancetta dal quarto di bestia appesa nella ghiacciaia e farla sfrigolare nel lardo che la madre aveva già lasciato pronto in una padella talmente usata e riusata, che ai nostri giorni già farebbe bella mostra di sè sopra cumulo di spazzatura "indifferenziata"!
E come tagliare una fetta di pane raffermo col coltello da caccia del padre (e da cucina, per la madre) senza lasciare sul tavolo anche quattro falangi e un litro di sangue!

Dopo essersi rifocillata dal digiuno notturno con una colazione tale che i nostri assistenti sociali ci andrebbero a nozze, si apprestò a svegliare gli altri sui fratellini e sorelline, uno alla volta, delicatamente o senza troppe cerimonie, a seconda dell'età e spronandoli a prepararsi chi per aiutare il padre a far legna nel bosco e chi ad imparare, gioco o forza, dalla madre a come accudire una casa... tranne la più piccolina, di neanche un anno, che lasciò beatamente dormire rimboccandole le coperte e coprendo un piedino scopertosi nei suoi sogni agitati e ormai freddissimo.

Bene, quella mattina, lei aveva deciso che sarebbe andata a trovare la sua vecchia e saggia insegnante per mostrarle un racconto che aveva prima sognato e poi tanto faticosamente trascritto su fogli di carta, appena due fogli, pieni di una calligrafia grande e disordinata; carta sottratta di nascosto dalla cesta degli scarti per alimentare il fuoco e gelosamente conservata; carta ottenuta, come le aveva rudemente spiegato il conciapelli del villaggio, che un pochino ne capiva, dalla lavorazione di certi tessuti ormai totalmente inutilizzabili per altri scopi. Già il fatto di avere tra le mani quei pezzi di carta le dava una scarica di emozioni infinita... Prima di "sporcarla" con la sua rozza grafia di figlia di contadini, se l'era accostata al viso, l'aveva annusata, se l'era strofinata sulle guance delicatamente, ne aveva assaggiato il sapore con la punta della lingua, nella speranza di assorbire dentro di sè tutte le storie che quei tessuti avevano da donarle prima di morire e rinascere a nuova vita per lei...

Nascose quei pochi fogli stropicciati in fondo alla sua bisaccia e, uscendo di casa, urlò da lontano alla madre, per tema che questa la bloccasse, che si sarebbe recata al villaggio a trovare la sua vecchia insegnante e si avviò lungo il sentiero che attraversava tutto il bosco, prima di riaffacciarsi sulle prime case di quel villaggio adagiato in una vallata verde e protetta dalle montagne.

Sapeva di dover agire in quel modo per recarsi da quell'anziana signora (che ai nostri occhi aveva quasi quarant'anni ma che agli occhi di una bambina di nove, doveva sembrare assai vecchia...) perchè il suo periodo di studio era terminato da un pezzo... Appena sei mesi di "scuola" accumulati in quasi tre anni! Spizzichi di studio rubati ai lavori di casa, al lavoro nei campi, al sonno, ed erano già passati altrettanti anni dalla sua ultima "lezione", ma erano rimaste ottime amiche e così, ogni tanto, scendeva in paese a trovarla, attraversando quel bosco dove nessuno le aveva mai fatto compagnia, nè all'alba, nè al tramonto, quando tornava dopo la "scuola" dove aveva anche imparato a scrivere... "sgorbi", come li chiamava affettuosamente la sua vecchia insegnante, ma che la facevano sentire orgogliosa di se stessa e sognare che un giorno sarebbe potuta volare via da un destino già deciso prima ancora della sua nascita...

Forte quindi del suo coraggio, si avviò lungo il sentiero immaginando le lodi della sua amata
insegnante.

Arrivata alla soglia di casa bussò piano ma, non ottenendo risposta, bussò più forte e in quel mentre la porta  si aprì da sola, lentamente... Lei si affacciò titubante all'interno, riconoscendo subito l'odore di una casa con un camino che tira perfettamente il fumo, di una casa dove le finestre non sono sporche di fuliggine e hanno sempre bellissimi pizzi ai vetri, una casa che può permettersi persino un tappeto di lana riccamente decorato a mezzo punto con tralci di rose nel "salotto" (ecco un'altra parola a lei sconosciuta fino a pochi anni prima!).

Entrò in punta di piedi, chiamando sottovoce e lasciando l'uscio ben spalancato, in caso di fuga precipitosa.
La casa era assolutamente silenziosa, ma non avvertì nell'aria alcun pericolo: il gatto era come sempre acciambellato sulla sedia vicino al camino, dove il fuoco languiva in attesa che la padrona di casa gli donasse un ciocco di legno nuovo nuovo da mangiare.
Anche il bollitore del tè non era sul fuoco, ma questo poteva significare che la sua insegnante era uscita presto per fare delle compere ed aveva sbadatamente dimenticato di chiudere bene la porta di casa. Allora richiuse la porta e si accomodò sulla poltrona, vicino alla sedia del gatto davanti al camino; si tolse le scarpe e cercò di infilare i piedi sotto la pancia del gatto per scaldarseli un pò, ma quello la guardò con sdegno e scese dalla sedia col naso all'insù, offeso da un tale oltraggio per un gatto del suo rango (dovete sapere che era un incrocio tra un normalissimo gatto di casa e una gatta persiana, ma lui si credeva di razza pura e quindi, capirete il suo contegno...).
Quindi anche lei si rialzò dalla poltrona, rinfilò le scarpe e decise di fare un giro per quella casa di cui conosceva, fino a quel momento, soltanto il salotto dove la sua vecchia insegnante le aveva dato lezione, facendo però promettere alla sua natura curiosa che non avrebbe toccato assolutamente niente!

Avvicinatasi al tavolino dove un tempo compitava tabelline e verbi, vide un biglietto piegato a metà con posato sopra una bacca di rosa canina... non seppe perchè, ma capì che era indirizzato a lei... infatti proprio la marmellata di rosa canina era il suo dolce preferito, che mangiava solo quando andava a trovare quella saggia signora perchè a casa propria certi cibi non erano nemmeno contemplati!

Aperto il bigliettino si accorse che quella carta non era come la carta che conosceva lei, era diversa al tatto e aveva impresse sopra delle righe di un azzurro sbiaditissimo che avevano fatto da guida alla bella grafia della sua insegnante e l'inchiostro, quanto era bello! Verde come il sottobosco d'estate e viola come certi cieli d'autunno dopo un temporale... Solo la sua insegnante poteva scrivere su un materiale tanto prezioso e quell'inchiostro... chissà da dove veniva...

Lo lesse prima ad alta voce poi, quando finalmente riuscì a leggerlo senza intoppi, lo ripassò mentalmente svariate altre volte, ma più leggeva e meno ne capiva il senso..


SO CHE PASSERAI DI QUI QUESTA MATTINA
TI PREGO NON ESSERE IN PENSIERO PER ME E ABBI CURA DEL MIO GATTINO
TORNERO' ENTRO SERA MA PUOI CHIUDERE A CHIAVE LA PORTA,
A ME NON SERVIRA'
A PRESTO, CON AFFETTO
M.

Bè, il "a presto con affetto M." era fin troppo chiaro, come pure il fatto di dover nutrire il "gattino" (gattino?! ma sarà pesato più di uno degli agnellini di suo padre!!!) era il resto che non riusciva a spiegarsi... come poteva sapere quella signora che LEI sarebbe passata a trovarla proprio quel giorno?!! E poi, come sarebbe rientrata se le avesse chiuso la porta a chiave?!
Le finestre non erano troppo piccole, è vero, ma per quanto volesse bene a quella cara signora, era pur sempre in grado di vedere quanto fosse generoso quel suo sederone...

Sempre più confusa, mise il biglietto nella bisaccia e continuò la sua ispezione della casa, ignorando deliberatamente il pasciutello "gattino", certa che qualche ora di digiuno non l'avrebbe fatto morire di fame!

Scoprì che quella casa non era poi così grande come la credeva; infatti oltre al salotto stava un piccolo retrostanza adibito a cucina e lavatoio e poi un'altra stanzetta, così piccola che se l'immaginava la sua vecchia insegnante girare goffamente su se stessa per entrarne o uscirne, con una finestrella piccola e vicina al soffitto, protetta da due sbarre di ferro incrociate, un portacandela incastonato nel muro con un mozzicone di candela mezzo consumato e sulla parete opposta alla porta, ma così vicina che allungando un braccio la si poteva toccare, un muretto imbiancato di fresco, con posato sopra una tavola di legno tirata a lucido, con un buco chiuso da un coperchio, pure lui di legno, con una maniglia di ferro e lì vicino, per terra, un secchio con dentro acqua pulita, un panno accuratamente piegato sul bordo e sopra questo... un SAPONE!!! Lì per lì non capì di che mistero si trattasse, ma quando si avvicinò al buco e tolse il coperchio per guardarvi dentro, ne sentì un tale tanfo che capì immediatamente di che luogo si trattava e scappò via chiudendo la porta!

Ancora sconvolta dall'idea che la gente del villaggio amasse conservare dentro casa ciò che la natura chiamava a distribuire nel bosco (così utile alle piante, diceva sempre suo padre!) si avviò verso quella che sembrava l'ultima stanza della casa.

E fu proprio ciò che vide in quella stanza a lasciarla senza fiato e a farle scordare la brutta avventura appena vissuta! Una stanza non più grande del salotto, con un letto di legno scuro massiccio e un armadio pure lui bello massiccio; un tavolinetto accanto al letto, con sopra una piccola bugia con una candela nuova di zecca e un libro di quelli che solo la sua vecchia insegnante poteva avere... Si avvicinò e cercò di leggerne il titolo... "i..l sssss...i...g..n..o...rrrr....e ..... d...e...g...." ma con la coda dell'occhio vide alla sua sinistra, un pò nascosto dall'armadio, qualcosa che le fece rimettere il libro al suo posto e sgranare gli occhi per la meraviglia!!
Un altro mobile alto e stretto nascosto da un drappo verde e viola, proprio le stesse sfumature dell'inchiostro del suo biglietto e quei colori cambiavano a seconda di come lei si spostava da un piede all'altro... Si avvicinò e toccò quel drappo e lo sentì, sotto le sue ruvide dita, morbido e liscio come la pelle della sorellina che aveva lasciato nel letto quel mattino... Non aveva idea di cosa fosse, ma sapeva che se fosse stata ricca, avrebbe vestito solo di quel tessuto!

Era seta, sapete, e delle più preziose!

Toccandolo però ne provocò la caduta, tale ne era la leggerezza e scivolando a terra rivelò nascondere uno specchio!

Si guardò e rimirò in quella lastra che pareva argento fuso, altro che la vecchia lastra di ferro tirata a lucido dal padre prima di farsi la barba!
Guardò prima se stessa e poi tutta la stanza riflessa nello specchio e si avvicinò per annusarne la superficie... sì, perchè a lei piaceva annusare e toccare le cose, per conoscerle!
Come sfiorò la superficie d'argento con la punta del naso, quella prese ad ondeggiare come se il suo naso fosse stato un sassolino e lo specchio l'acqua di un lago, ondeggiando pian piano in cerchi sempre più larghi, fino a tornare assolutamente immobile.

Che prodigio era mai, questo!?

Riprovò di nuovo con la punta del dito, appena appena, e lo stesso risultato ottenne.

Allora vi posò tutto il palmo della mano, ben teso, ma questa volta la mano, anzichè trovare la resistenza elastica dello specchio, lo oltrepassò completamente! Fece un salto all'indietro per lo spavento e cadde lunga distesa e lì vicino ai suoi piedi, c'era il gatto seduto a leccarsi una zampina e a fare le fusa... ma la curiosità era troppo grande, quindi si rialzò sistemandosi il vestito e i capelli per ridarsi un contegno e ripetè il gesto.
Passò prima la mano e di là non sentì nulla di nulla, allora spinse fino al gomito e provò a spostare di qua e di là il braccio sperando di vedere un varco, ma la parte di superfice dello specchio "tagliato" dal suo braccio, era un tutt'uno con la sua pelle e non le diede modo di vedere nulla oltre.
Allora prese un grosso respiro, come quando d'estate si divertiva a stare sotto lo scroscio della cascata giù al fiume, chiuse gli occhi e passò di là con tutto il corpo!

Rimase ancora qualche istante immobile, senza respirare e con gli occhi stretti ascoltando intorno a sè rumori o qualcosa che la toccasse; non sentendo nulla lasciò andare il fiato, aprì prima un occhio poi l'altro e si ritrovò in penombra, con le spalle vicino ad una vecchia porta in legno e a pochi centimetri da lei un pesante tendaggio.

Lo scostò pian piano e guardò cosa nascondeva.

Con sua grande, immensa meraviglia, si ritrovò in un luogo che solo nei suoi sogni più segreti aveva provato ad immaginare, sogni alimentati dalla sua vecchia e cara insegnante, che sennò lei mica poteva sapere com'era fatto il luogo dove si comprano i libri!

Era la più grande LIBRERIA (altra parola su cui aveva faticosamente studiato!) che avesse mai visto... bè, era l'UNICA che avesse mai visto...

Pavimento in legno consunto dagli anni, scaffali anch'essi in legno su e su fino al soffitto e su tutte le pareti pieni di libri! Libri a non finire!!!

Mentre osservava quel mondo meraviglioso, si sentì sfiorare le gambe e guardando in basso vide il gatto avviarsi tranquillamente oltre quel tendone, verso un bancone di legno al centro della stanza e non riuscì a richiamarlo, bloccata dalla visione di tanta gente in abiti per lei completamente estranei, tutti in fila ordinatamente ad aspettare qualcosa e, cosa ancor più straordinaria, l'ultima persona in fila, era proprio la sua insegnante!!!

Non poteva non riconoscerla, anche se indossava non il suo solito, ampio vestito, ma... le BRACHE!!!! Che cosa assurda vedere quel sederone e quelle gambone strette in quegli abiti che solo gli uomini, al suo villaggio, indossavano... era una visione così assurda che cominciò a sghignazzare coprendosi la bocca con la mano, ma ormai il danno era fatto e la sua cara insegnante si voltò a quel rumore e rimasero per un attimo a fissarsi occhi negli occhio.. poi il gatto si strusciò felice su quelle gambone e la vecchia signora si piegò fin dove poteva per accarezzarlo (ovvero, la testolina, se lui si metteva a due zampe...) e rimproverandolo amabilmente per aver trasgredito alla regola e aver attraversato lo specchio conducendo accidentalmente fin lì la sua giovane amica ed ex allieva... Naturalmente lei era troppo saggia per sgridarla apertamente e dare la colpa al gatto era un modo per sdrammatizzare e lui lo sapeva e quindi continuò a strusciarsi a fare le fusa!

Con un cenno la vecchia signora la chiamò a sè e le disse di aspettarla vicino all'ingresso della libreria, proprio di fianco al bancone e così questa fece, continuando a bearsi di quel mondo meraviglioso e senza far caso alle occhiate curiose dei clienti del negozio.

Appena fuori, la signora la prese per mano ed entrarono in un bel bar-pasticceria-internetpoint e ordinò due belle tazzone di cioccolata calda con doppia panna montata, spolverate di cannella, cosa che la sua giovane amica non aveva mai visto, ma di cui si annamorò perdutamente al primo assaggio!!

Mentre sorseggiavano quella bontà celestiale, la vecchia signora cercò di spiegare alla sua giovane amica il prodigio vissuto e quando questa le disse che aveva paura di quel mondo strano e che il padre l'avrebbe punita se fosse tornata a casa tardi, la sua insegnante la tranquillizzò spiegandole che non doveva preoccuparsi per questo, perchè il tempo scorreva solo nel mondo in cui si trovavano in un certo momento, mentre nell'altro, dove l'attendeva la sua vita "normale", avrebbe ripreso il suo normale corso solo al suo ritorno, e così via per tutte le loro altre visite future da un mondo all'altro.
Così la bambina ascoltò tutto quanto, e pareva rifiorire, non dubitando mai di una sola parola della sua amata insegnante, che le raccontò di com'era anche lei capitata per caso in quel mondo e le spiegò cos'era quell'affare che stavano osservando, pieno di strani tasti e con la faccia piatta e luminosa;  cos'era un blog, di quando, appena un paio di anni prima ne aveva aperto uno insieme ad altre sue amiche Streghe (perchè sì, di una Strega si trattava!!!) e aveva preso a viaggiare da un mondo all'altro ma che alla fine si era affezionata al villaggio, dove insegnava ai bambini a leggere e a far di conto.
La bambina imparò tutto questo e prese a viaggiare ogni volta che poteva dal suo mondo al nostro, tecnologico e "alieno", sempre in compagnia di quella Strega che imparò a chiamare Zia e qui potè studiare, diplomarsi e persino laurearsi e quando la sua amata Zia non fu più nè del suo mondo nè di questo nostro, prese il suo posto al villaggio, vivendo nella stessa casa e tenendosi ben caro quel "bagno" che tanto tempo prima l'aveva tanto spaventata e facendovi costruire con dei tubi di plastica (presi dal nostro mondo, ma spacciandoli per un mirabile prodigio di uno Stregone Eremita) un bello scarico, spargendo così in tutto il villaggio la "moda" degli sciacquoni e adottando un altro gatto, uguale a quello della sua Zia, figlio di discendenti di quello originale!

Ma la cosa più cara, il ricordo più bello che si sarebbe portata dentro fino a quando anche lei non sarebbe più stata nè del suo mondo, nè del nostro, fu quello di un giorno, dopo molti anni passati a cavallo tra quelle due vite, in cui incontrò in quello stesso bar-pasticceria-internetpoint una sua vecchia compagna di università che le recitò a memoria una poesia che lei una volta le aveva dedicato e scritto sull'agenda in un momento, per la sua amica, molto difficile:

Quando pensi che i sogni non esistano
Quando pensi che la vita è dovere
Quando guardi avanti e non vedi alternative
Immagina di alzarti una mattina
Di fare tutto ciò che fai sempre quando ti alzi
Poi di avviarti su un sentiero noto 
ma non per questo meno temuto
E di trovarvi in fondo le mani tese di un'amica
Prendi quelle mani e lasciati guidare fiduciosa
Fino a che le tue gambe non sapranno andare da sole
A quel punto guardati indietro
E vedrai che senza saperlo
Avrai vissuto tutti i sogni che sognavi di vivere!

Ecco... è così che è cominciato il ricordo di una vita intera, e che lei decise di lasciare trascritto qui, in ricordo di quella vecchia amica un pò Strega, un pò Zia e che dedica a chiunque passi ancora di qui e abbia voglia di perdersi un pò fino a non capire più quale sia il suo mondo reale... se questo in cui scriviamo di blog & C. o se quell'altro, dove non sai far di conto e il tuo pensiero primario è saper ravvivare un fuoco dalla cenere della notte e tagliare un pezzo di pane raffermo con un coltellaccio dai mille usi, senza lasciar sul tavolo quattro falangi e un litro di sangue...

Ma poi, quanto è importante?!

Sito denuclearizzato


BENVENUTI!

Benvenuti o viandanti! Prego, fermatevi pure nel nostro magico antro, sedetevi e godete del nostro caldo focolare nelle freddi notti invernali o dell’ombra delle fronde all’ingresso della nostra grotta in cima al monte!
Ci sarà sempre ad attendervi una buona tisana o una zuppa rinvigorente…
Potreste fermarvi solo qualche ora o anche qualche giorno e divertirvi con noi ad ascoltare le tante storie che abbiamo da raccontare, frutto della nostra secolare esperienza di vita da Streghe.
Badate bene però! Siamo Streghe Bianche e aborriamo i sortilegi cattivi, i malocchi e tutta sta robaccia abominevole! Se siete in cerca di incantesimi che riducano zoppicante il vostro vicino, che facciano imbruttire la bella di turno, o, ancora, se siete alla ricerca della medicina miracolosa… siete NEL POSTO SBAGLIATO! Tutto quello che diciamo, raccontiamo, cuciniamo, consigliamo è solo per il nostro personale divertimento!!!
Non ci sogniamo nemmeno di sostituirci ai cerusici e ai medici dei villaggi!
Se ciò che vi affligge sono pene d’amore, da noi potrete trovare tutto il sostegno possibile, anche una spalla su cui piangere, ma nulla di più!
Lungi quindi da noi chiunque creda pedissequamente a tutto ciò che gli si dice… siamo stati dotati di una mente assai funzionante e quindi, dopo il momento ludico passato nella nostra grotta, se questo vi ha apportato giovamento e allegria, si torna con i piedi per terra, si appoggia la scopa nell’angolo d’onore della Cucina Stregata e si rivestono i panni di Donne e Uomini “moderni”… almeno fino al prossimo incontro! ^__^
Le streghe

I nostri fans!!

I piu' letti


amicici ...

"Tre volte miagola la gatta in fregola,
tre volte l'upupa lamenta ed ulula,
tre volte l'istrice guaisce al vento...
Questo è il momento.
Su via!
Sollecite giriam la pentola,
mesciamvi il circolo possenti intingoli:
sirocchie, all'opera!
L'acqua già fuma,
crepita e spuma.....
tu rospo venefico che suggi l'aconito,
tu, vepre, tu, radica sbarbata al crepuscolo
và, cuoci e gorgoglia nel vaso infernal.......
tu, lingua di vipera,
tu, pelo di nottola,
tu, sangue di scimmia,
tu, dente di bottolo,
và, bolli e t'avvoltola nel brodo infernal......
tu, dito di un pargolo strozzato nel nascere,
tu, labbro di un tartaro,
tu, cuor d'un eretico,
và dentro, e consolida la polta infernal.......
e voi, spiriti negri e candidi,
rossi e ceruli,
rimescete!"
voi che mescere ben sapete,
rimescete! riemescete!

(MacBeth-William Shakespeare)

A pesca nel calderone magico....


Questo blog non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può per tanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n.62 del 07.03.2001
L'Autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Alcune delle foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore puo' contattarmi per chiederne la rimozione.
LE STREGHE