Ed è come un pugnale
conficcato nello sterno,
spacca l'osso, 
immerge la sua lama d'acciaio 
nel cuore, 
si nutre di tutto il sangue,
dilania il corpo.
Infiltra le sue radici nella mente.
Sono un uomo posseduto da un demone
dal nome terrificante,
il mare.


Cuore di Drago

Un Drago, come un uomo, si domanda qual'è lo scopo della propria esistenza.
Spesso sento gli umani rispondere con la stessa frase: "Siamo venuti a questo mondo per imparare ad amare..."
Ma un Drago non ama, non è un umano.
Quindi che scopo ha la sua esistenza?
Siamo qui per combattere una guerra.
Tutti.
La guerra contro l'ingiustizia, contro l'ignoranza e l'oblio.
Condannati a combattere sempre, sia quando decidiamo di agire, per aiutare qualcuno, per aiutare un popolo, per aiutare noi stessi, per salvare il mondo dalla distruzione.
Condannati a combattere anche quando giriamo la testa dall'altra parte per non vedere, ingoiamo il veleno e sorridiamo, mentre lentamente ci corrode le budella.

Qualche giorno fa, passando per il blog della nostra Strega Susina, ho letto che "ha litigato" con un plumcake di zucca... e siccome tra Streghe ci si sostiene sempre, sono corsa subito a cercare nel mio libro segreto la formula magica per sottomettere una volta per tutte questi plumcake ribelli!

Ho praticamente messo sottosopra tutto l'Antro... non che possiate accorgervene care Colleghe e cari Colleghi quando tornerete a farvi un giro, in quanto è già piuttosto malmesso... :DDD

Ma alla fine, tra le zucche scartate dalle prove Carrozza-Cenerentola, la ricotta salvata dalle linguacce golose dei gatti e l'olio usato dal nostro Drago per lucidarsi gli artigli... ecco!

E poi ho voluto aggiungerci un altro tocco magico, inserendovi la cosa più goduriosa che amo al momento, ovvero... il cioccolato bianco!

Lo so! Lo so!!! Dico sempre di andare pazza per il cioccolato extra-fondente, ma da brava StreGatta quale sono, non posso non avere anch'io delle belle contraddizioni no?! ^____^

E visto che la suddetta è pure a dieta da un par di secoli e che quella tavoletta di cioccolato bianco si era non so come salvata dal mio ultimo raptus goloso (avvenuto la bellezza di 35-40 anni fa... e le Streghe ragionano in anni, non in giorni...) voilà, è caduto nell'impasto ^_____^

Bè... parlando "terraterra", che ci son molti, carissimi Babbani da queste parti ... diciamo che avevo giusto della polpa di zucca cotta a vapore e così ho fatto una prova, pregando che riuscisse bene così da poterne fare dono a voi tutte/i ma in particolare, lascio la pergamena con la ricetta trascritta qui, sul tavolo dell'Antro, sperando tu cara Susina, voglia raccoglierla e ritentare! ^_____^


PLUMCAKE DI ZUCCA 
E CIOCCOLATO BIANCO
(per uno stampo da cm. 25x10)

300 g (+ 2 cucchiai colmi) di polpa di zucca cotta a vapore (o al forno)
200 g (+ 2 cucchiai rasi) di zucchero di canna chiaro
2 uova
100 g di ricotta
100 g di cioccolato bianco
250 g di farina "00" setacciata
15 g di lievito istantaneo per dolci
75 g di olio di semi di girasole

per la decorazione
2 cucchiai colmi di polpa di zucca cotta a vapore
2 cucchiai di zucchero di canna chiaro

1 stampo da plumcake
carta forno
forno preriscaldato a 200° poi a 180°

Potete fare l'impasto con l'aiuto della planetaria, ma poichè si tratta di un dono da Strega a Strega, ho preferito farlo a mano, infondendovi tutto l'impegno possibile, per la buona riuscita di un incantesimo fatto come si deve... :)

Prima di iniziare, dovete mettervi da parte 2 cucchiaiate di polpa di zucca e 2 cucchiai rasi di zucchero di canna chiaro.

In una bella ciotola, mescolare con una frusta a mano le uova e lo zucchero di canna chiaro fino ad avere una cremina spumosa e bella chiara (il tutto impiegherà 3-4 minuti se mescolate energicamente).
Fatto questo, unite l'olio di semi di girasole e incorporate di nuovo per bene sempre girando con la frusta.
Quindi è la volta della ricotta, che bisognerà prima setacciare con un colino fitto.
E ora unite la polpa di zucca, che avrete delicatamente staccato dalla buccia con l'aiuto di un cucchiaio.

Adesso, a parte, setacciare la farina insieme al lievito e unire il tutto alla purea precedente, mescolando sempre con la stessa frusta.
Il composto deve essere morbido ma pastoso allo stesso tempo.

Prendete la tavoletta di cioccolato bianco e spezzettatela grossolanamente con le mani. Devono restare dei bei pezzi, che unirete all'impasto di zucca mescolando bene per aiutarne la distribuzione all'interno dello stesso.

Prendete adesso lo stampo da plumcake e con un pennello intinto nello stesso olio di semi di girasole (o anche un pezzetto di burro) spennellatene tutto l'interno ed eliminate l'eccesso strofinando con carta assorbente.
Quindi prendete un pezzo di carta forno e mettetela all'interno dello stampo, facendolo aderire allo stesso premendo con le mani... il trucchetto dell'olio spalmato prima, aiuta proprio a far stare la carta al suo posto! 
Probabilmente il 99% di voi lo conosce già, ma io l'ho scoperto di recente grazie a Montersino e quindi ne ho fatto tesoro! ^__________^

Ora versate il composto di zucca all'interno fino ad un centimetro o anche meno dal bordo, battetelo sul piano di lavoro per farlo livellare.

Ora prendete la polpa di zucca e lo zucchero che vi siete tenuti da parte dalla lista degli ingredienti scritti sopra e mescolateli insieme per bene.
Fate delle quenelle con l'aiuto di due cucchiaini da caffè piccoli e posateli lungo tutta la linea centrale del plumcake.
Spolverate quindi abbondantemente tutta la superficie con altro zucchero di canna chiaro.

Il forno ora è bello bollente (a 200°)... abbassatelo a 180°, infornate il plumcake e lasciate cuocere per 45-50 minuti o fino a quando, alla prova stecchino, non risulterà perfettamente asciutto all'interno.

Estraete dal forno, lasciatelo freddare bene, quindi tirate fuori il plumcake dallo stampo e posatelo su un bel vassoietto da portata e... voilà, il dolce è servito! ^____^

Volete un'idea sfiziosa per accompagnarlo? Io non ho fatto in tempo a prepararlo perchè la sera saremmo stati fuori a cena e si era fatto tardi ormai, ma provate a tostare una ciotolina di semi di girasole e poi caramellateli. Una volta freddi sminuzzate e cospargete la superficie del plumcake... :P***

Un'altra idea per non sprecare nemmeno la buccia della zucca che vi è rimasta da parte? (perchè la zucca è il nostro "maiale" vegetale, nel ferrarese...).
Bè, prima di tagliare la zucca a pezzi per la cottura (in forno o a vapore) va lavata molllto bene ed asciugata e quindi si passa al taglio e alla cottura.
Una volta prelevata la polpa e utilizzata per la ricetta del momento, cospargete molto bene di zucchero la buccia, dalla parte che stava a contatto con la polpa e infornatela sulla placca del forno su cui avrete posto un foglio di carta-forno.
Lasciate cuocere fino a che la buccia diventerà secca, ma non bruciata!

Sgranocchiate e poi sappiatemi dire! ^__________^


Le immagini di questo video promozionale sono girate in Sardegna, ditemi se non è un posto magico.




no dico... non avrete mica intenzione di perdervelo!!!!!?????

^________^




Una strega che si rispetti deve anche insegnare le sue arti, quindi ecco a voi il mio nuovo progetto:

Come ormai sapete uno dei miei interessi è legato all'auto-produzione di cosmetici, creme e prodotti naturali per la persona e per la casa.

L'associazione Culturale He-Art di Roma mi ha proposto di organizzare un corso per raccontare ai partecipanti cosa vuol dire creare autonomamente questo genere di prodotti.

Moltissime persone si chiedono da che parte si può iniziare, quali materiali usare, dove reperirli, come si può fare, cosa si può fare, quanto dureranno questi prodotti e se sono veramente validi.

Ecco questo corso si propone proprio di insegnare l'ABC, di spiegare come procurarsi o prepararsi le materie prime, di illustrare alcune tecniche di produzione, di suggerire una soluzione casalinga per fare moltissimi prodotti che usiamo quotidianamente, con l'obiettivo di chiarire ai partecipanti tutti i dubbi che possono avere.
Portando le persone per mano in un percorso verso l'autonomia, e raccontando il perché è utile, bello, divertente, importante per se stessi e per chi ci circonda, sapere cosa contengono i prodotti che usiamo quotidianamente.
Naturalmente questo passa anche da una spiegazione di cosa sono gli oli essenziali, la mia vera passione! e di come possono essere usati per la cura della casa e della persona, dando i fondamenti e soprattutto le controindicazioni.

Potrebbero anche venirvi delle idee per fare in casa i prossimi regali di natale!

Detto tutto questo ecco le locandine.
Vi prego di contattare l'Associazione He-Art al recapito indicato.
Per ogni chiarimento sono a disposizione naturalmente,
Vi aspettiamo numerosi

Ho trovato questo delizioso racconto navigando nel web proprio oggi e ho deciso di condividerlo con tutti voi, maghi, streghe o semplici viandanti che popolate questa bellissima terra di nessuno ... auguro a tutti voi una buona lettura e un felicissimo Samhain!! Bacioni la vostra Susina ....

"Susan, a Samhain"
di
Antonio Bruno
"Il rosso e l’oro sembravano essersi impossessati della Terra, con le loro pacate o sferzanti pennellate mosse dal vento d’autunno… Gli alberi dei parchi cittadini e gli alti faggi che delimitavano i viali avevano ormai da qualche settimana iniziato nuovamente il loro annuale rito di speciale policromia stagionale inviando su tetti ed asfalti migliaia di loro "messaggere": passate cantanti di primavera, foglie che, solo qualche mese prima, erano rigogliose e verdi, nella danza armonica di fusione con il cielo, di anelito alla stella della vita che gli uomini chiamano Sole……
Chi dice che l’autunno è una stagione triste o malinconica non ha capito nulla della magia perennemente vitale delle stagioni, che sono il respiro della natura. L’autunno è come una musica barocca, ed i suoi florilegi di colori caldi - di foglie o ricci di ippocastano che preludono a più intime introspezioni domestiche che ben presto porteranno gli uomini a sentire il bene atavico della dimora protettrice, cadendo a terra, o facendosi trasportare nell’aria, lontano - mi ricordano le scale armoniche di Vivaldi, di Bach o di Telemann…
Susan Woodhouse era una bimba che queste cose le aveva sempre sentite, fin da quando aveva pochi anni: sembrava che, d’autunno, il suo giovane spirito si animasse di una strana euforia e provasse un grande piacere nel tuffarsi nei cumuli di foglie morte accatastate dagli spazzini o nel raccogliere ricci di ippocastano da terra, incurante delle punture che spesso martoriavano le sue manine. La sua cittadina era una tipica cittadina inglese, ordinata e borghese ma con la fortuna di essere immersa in una natura dolce e bellissima, in una terra che nasconde, forse, il mistero della vita intima, profonda, del nostro intero pianeta; credo che questo mistero fosse conosciuto ed onorato dai nostri progenitori, quando il tempo non era malato di apparenza e l’uomo non aveva ancora abbruttito sé stesso con la schiavitù del solo visibile. Dalle parti di Susan, la gente conservava ancora, sepolto in qualche angolo delle memorie ataviche ereditate da generazioni di uomini che, di quella terra, vivevano, una sorta di innata consapevolezza, un discreto quanto spesso inconsapevole colloquio di elezione con gli "spiriti delle lande", con le forze nascoste che ne vivificavano la linfa.
Susan sembrava essere venuta da quell’imprecisabile passato e, crescendo, quella sua strana predilezione per l’autunno, quella incontenibile euforia che la portava ad intrattenersi per ore nei parchi cittadini o nei boschi delle immediate vicinanze dell’agglomerato urbano, divenne sempre più una particolarità irrinunciabile della sua vita.
Quando, poi, il calendario scandiva il trascorrere dei giorni in prossimità del fatidico 31 ottobre, Susan avvertiva quasi una frenesia incontenibile. Mentre le sue amichette ed i compagni di scuola si accontentavano di girare le strade bussando di porta in porta per il tradizionale gioco del "TRICK-OR-TREATING", nel rituale ricatto che perpetravano al distratto mondo degli adulti e si mascheravano da streghe, folletti, spiriti e scheletri, Susan, che a volte era stata quasi trascinata dai compagni in quella parodia che trovava essenzialmente banale, faceva risuonare nella sua mente l’antica cantilena:


"A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for
A soul cake!"

(Abbi pietà per tutte le anime Cristiane/per una torta dell'anima)

A 11 anni, la bimba rispose al "richiamo" di Samhain… Non sapeva cosa fosse ma sentiva che quel nome era come una specie di chiave. L’aveva, forse, letto da qualche parte, in qualche libro di leggende che il papà gli aveva regalato nel fugace tempo dell’infanzia. Susan sembrava rapita, dai quei racconti.
"Sei proprio una piccola strega, come tua mamma!…" - si divertiva a dirle Dick Woodhouse stuzzicandola giocherellando coi i suoi riccioli ramati incapace di non pensare alla madre di Susan, che un giorno la foresta gli aveva portato via…
Quell’anno, la strana cantilena dello "Samhain" cominciò a risuonare ossessivamente quanto delicatamente nella testa della bambina tornando dal doposcuola, in quelle ore in cui il Sole sta per farsi accogliere dal grembo mistico della figlia Terra ed il vento fa danzare in muliebri mulinelli le foglie distese al suolo in fittizi tappeti.
"Samhain"…… Samhain!"….. udì quell’anno nella mente allo scostare con i piedi dei cumuli di foglie. Era la sera del 31 ottobre. La bambina portava in una mano la cartella e, con l’ altra, sorreggeva una zucca contenente un cero acceso che le avevano dato a scuola e che avrebbe dovuto portare così fino a casa pena l’arrabbiatura degli spiriti malvagi… E la voglia di tornare a casa, quella sera, era davvero poca… Poi, la bambina si fermò, i piedini sommersi da onde screziate di rosso ed oro…
Alzò lo sguardo alla sua destra, oltre i bassi filari di case e villette del suo tempo distratto, ed andò a perdersi nei boschi e nei declivi delle regioni a cavallo fra Wiltshire e Somerset… Restò così, assorta, per minuti indefinibili… poi le parve di vedere come delle lunghe mani protendersi da quegli alberi lontani e vicini al tempo stesso, mani che facevano un gesto armonico, sincronizzato ed inequivocabile: chiamavano Susan a sé…
Chi era, ormai, in quel momento, Susan?… Perché lasciò cadere a terra la cartella ed assunse quella strana luce di sogno nei suoi grandi occhi verdi?… Non lo sapremo mai.
"Samhain"… "Samhain!"… sentiva ripetutamente fuori e dentro di sé la bambina, come una cantilena che l’attirava irresistibilmente…
Attraversò cortiletti privati e scavalcò piccoli muri di sassi antichi, posti su quei crinali chissà quanti secoli prima da uomini che conoscevano, forse, il segreto di quella voce.
Attraversò campi di grano ormai giunti da tempo al termine del loro ciclo annuale e… si sentì vitalizzata, preda di un indescrivibile gioia, di un benessere tale da farla piangere…
"Ah, papà, papà!… Perché non sei qui con me, ora?…", pensò Susan per un attimo.
"Forse andiamo verso la casa di mamma… Io è… *so* che lei è là, Papà…."
Ma, poi, quello strano salmodiare, quelle braccia magre, avvolte da panni sfrangiati, scuri, lunghi, la chiamarono ancor più irresistibilmente verso la boscaglia, sulle "Hill" che forse non avevano mai avuto niente a che fare con il mondo degli uomini…
"Samhain"… "Samhain!"… E Susan alzò la zucca con il cero acceso al suo interno verso gli alti alberi che non le avrebbero fatto, ne era certa, alcun male…
"Samhain"… "Samhain!"… E il sole calò dietro le "Hill"…
Ogni anno, da allora, Dick Woodhouse, che non era mai riuscito a piangere per la scomparsa della sua unica figlia, si spinge fino ai limiti della cittadina in cui era nato e vissuto. Gli occhi sono sempre lucidi, velati da un pianto nobile e dolcissimo che nessuno poteva capire davvero. Ad un certo punto, l’uomo si ferma e guarda lontano, oltre le "Hill"… E’ allora che le sue labbra si piegano in un abbozzo di strano quanto sereno sorriso.
"Samhain"… "Samhain!"… canta la voce di Susan da qualche parte, laggiù… Un’eco più lontana, di voce femminile, ripete le parole di Susan:
"E’ Samhain, papà… Ti aspettiamo…"  



- Antonio Bruno - 

Sito denuclearizzato


BENVENUTI!

Benvenuti o viandanti! Prego, fermatevi pure nel nostro magico antro, sedetevi e godete del nostro caldo focolare nelle freddi notti invernali o dell’ombra delle fronde all’ingresso della nostra grotta in cima al monte!
Ci sarà sempre ad attendervi una buona tisana o una zuppa rinvigorente…
Potreste fermarvi solo qualche ora o anche qualche giorno e divertirvi con noi ad ascoltare le tante storie che abbiamo da raccontare, frutto della nostra secolare esperienza di vita da Streghe.
Badate bene però! Siamo Streghe Bianche e aborriamo i sortilegi cattivi, i malocchi e tutta sta robaccia abominevole! Se siete in cerca di incantesimi che riducano zoppicante il vostro vicino, che facciano imbruttire la bella di turno, o, ancora, se siete alla ricerca della medicina miracolosa… siete NEL POSTO SBAGLIATO! Tutto quello che diciamo, raccontiamo, cuciniamo, consigliamo è solo per il nostro personale divertimento!!!
Non ci sogniamo nemmeno di sostituirci ai cerusici e ai medici dei villaggi!
Se ciò che vi affligge sono pene d’amore, da noi potrete trovare tutto il sostegno possibile, anche una spalla su cui piangere, ma nulla di più!
Lungi quindi da noi chiunque creda pedissequamente a tutto ciò che gli si dice… siamo stati dotati di una mente assai funzionante e quindi, dopo il momento ludico passato nella nostra grotta, se questo vi ha apportato giovamento e allegria, si torna con i piedi per terra, si appoggia la scopa nell’angolo d’onore della Cucina Stregata e si rivestono i panni di Donne e Uomini “moderni”… almeno fino al prossimo incontro! ^__^
Le streghe

I nostri fans!!

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amicici ...

"Tre volte miagola la gatta in fregola,
tre volte l'upupa lamenta ed ulula,
tre volte l'istrice guaisce al vento...
Questo è il momento.
Su via!
Sollecite giriam la pentola,
mesciamvi il circolo possenti intingoli:
sirocchie, all'opera!
L'acqua già fuma,
crepita e spuma.....
tu rospo venefico che suggi l'aconito,
tu, vepre, tu, radica sbarbata al crepuscolo
và, cuoci e gorgoglia nel vaso infernal.......
tu, lingua di vipera,
tu, pelo di nottola,
tu, sangue di scimmia,
tu, dente di bottolo,
và, bolli e t'avvoltola nel brodo infernal......
tu, dito di un pargolo strozzato nel nascere,
tu, labbro di un tartaro,
tu, cuor d'un eretico,
và dentro, e consolida la polta infernal.......
e voi, spiriti negri e candidi,
rossi e ceruli,
rimescete!"
voi che mescere ben sapete,
rimescete! riemescete!

(MacBeth-William Shakespeare)

A pesca nel calderone magico....


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